io davvero non ho parole.
ma quale terribile operazione sta conducendo Repubblica? sono tre o quattro giorni che continuano a spuntare video sulla tragedia in Abruzzo a nome di noti registi italiani, con tanto di dicitura "esclusivo" - e in genere è in ordine la seconda o al massimo la terza notizia sul quotidiano online.
tutti noi malati di video, tutti noi che ci interroghiamo sul rapporto tra arte e realtà, tra creazione artistica e attimo, saremmo voluti partire egoisticamente alla volta dell'Abruzzo, calpestando le emozioni verso le vittime di cui ancora non conoscevamo il numero né il nome. l'altro sentimento era quello del volontario, in questo momento di crisi soprattutto, "voglio fare qualcosa", come ai tempi dell'Umbria, come ai tempi degli Angeli del Fango a Firenze. le autorità hanno ribadito più e più volte, non è il momento che veniate in Abruzzo adesso, sareste solo d'intralcio. ma sembra che L'Aquila non fosse piena solo di giornalisti in questi giorni, ma soprattutto di artisti in cerca della loro opera "in diretta".
che poi... ci fossero stati davvero loro dietro la videocamera o al montaggio, avrei almeno compreso l'impulso dell'"occhio", un ritorno allo "sporcarsi le mani", un'esigenza. ma a ben vedere i video che sono "DI" Paolo Sorrentino, "DI" Michele Placido, "DI" Mimmo Calopresti, "DI" Ferzan Ozpetek, sono stati girati e montati da altri, per l'esattezza sono nomi di persone che lavorano per Repubblica, in effetti, quelli che appaiono.
lo ripeto, io la comprendo l'esigenza di andare su quei luoghi e raccogliere immagini perché si ha voglia di interrogarsi su Realtà contingente e Creazione artistica, è endemico, è parte della pelle di chi "inquadra" il mondo col suo occhio. ma la dignità esiste ancora, o no? possibile che non ci sia più niente di cui indignarsi, che non ci siano più limiti alla riduzione del tempo del dolore, perché la sua spettacolarizzazione è più necessaria e urgente? possibile che invece di aspettare, far posare sul Tempo almeno gli ultimi respiri degli appena morti, sembra che in questi giorni si faccia a gara a chi pubblica un video a suo nome sulla prima pagina di Repubblica? sembrano ansiosi di mostrare il proprio nome almeno quanto lo sono quelli che ancora salutano nel video dietro le spalle di un cronista, o si emozionano al pensiero di essere intervistati. perché è ciò che la gente ti chiede - la gente umile, distante dai meccanismi mediatici - è ciò che ti chiede quando ti vede con una camerina in mano: "Siete la televisione?". chi altro si vuole cimentare, si faccia pure avanti!
a poche ore da una tragedia, ci vuole informazione, non arte. almeno Placido ha avuto il buonsenso di dare un minimo di valore alle persone, eppure quel pianto finale in diretta - quando in questo momento sarebbe giusto che ogni lacrima resti invisibile, per non sminuire tutte le altre lacrime versate in silenzio - quel pianto ha lo stesso valore di tutti i pianti visti nei pomeridiani drammi di RaiDue.
e Sorrentino che costruisce la sequenza di immagini persino con grammatica cinematografica?
e Calopresti che si permette anche il lusso dell'ironia col suo "giorno perfetto"?
e Ozpetek che addirittura fa uso di postproduzione?
ma quale occhio sui fatti, quale realtà? e allora non c'è da chiedersi che diritto si ha di usufruire di quelle immagini, di questo dolore, come se fosse di nostra proprietà?
io provo a immaginarmi a piangere sopra le pietre sotto le quali sono sepolti i miei amici, i miei parenti, i miei ricordi, e intorno a me uno stuolo di persone affaccendate a fare domande stupide - perché inutili - e a dare indicazioni su come inquadrare il tal crocifisso o il comò che fa capolino dietro le macerie. non mi sarei stupito se la gente - avendone la forza - gli avesse tirato dietro quelle stesse pietre che tanto attirano i loro occhi. ma non credo che sia la forza a mancare alle persone. con cinismo devo rendermi conto che io per primo ho avuto un pensiero simile, come accennavo sopra, un desiderio inconcepibile ma purtroppo reale che mi avrebbe spinto a riprendere "il vero". cosa mi ha fermato? la speranza che forse non siamo poi così assuefatti al mostro mediatico, che il dolore umano è ancora più forte di qualunque immagine spaventosa del futuro, che però poi prontamente sempre prende forma, e forse ogni volta superiamo con non-chalance.
Sorrentino
Placido
Calopresti
Ozpetek
ma quale terribile operazione sta conducendo Repubblica? sono tre o quattro giorni che continuano a spuntare video sulla tragedia in Abruzzo a nome di noti registi italiani, con tanto di dicitura "esclusivo" - e in genere è in ordine la seconda o al massimo la terza notizia sul quotidiano online.
tutti noi malati di video, tutti noi che ci interroghiamo sul rapporto tra arte e realtà, tra creazione artistica e attimo, saremmo voluti partire egoisticamente alla volta dell'Abruzzo, calpestando le emozioni verso le vittime di cui ancora non conoscevamo il numero né il nome. l'altro sentimento era quello del volontario, in questo momento di crisi soprattutto, "voglio fare qualcosa", come ai tempi dell'Umbria, come ai tempi degli Angeli del Fango a Firenze. le autorità hanno ribadito più e più volte, non è il momento che veniate in Abruzzo adesso, sareste solo d'intralcio. ma sembra che L'Aquila non fosse piena solo di giornalisti in questi giorni, ma soprattutto di artisti in cerca della loro opera "in diretta".
che poi... ci fossero stati davvero loro dietro la videocamera o al montaggio, avrei almeno compreso l'impulso dell'"occhio", un ritorno allo "sporcarsi le mani", un'esigenza. ma a ben vedere i video che sono "DI" Paolo Sorrentino, "DI" Michele Placido, "DI" Mimmo Calopresti, "DI" Ferzan Ozpetek, sono stati girati e montati da altri, per l'esattezza sono nomi di persone che lavorano per Repubblica, in effetti, quelli che appaiono.
lo ripeto, io la comprendo l'esigenza di andare su quei luoghi e raccogliere immagini perché si ha voglia di interrogarsi su Realtà contingente e Creazione artistica, è endemico, è parte della pelle di chi "inquadra" il mondo col suo occhio. ma la dignità esiste ancora, o no? possibile che non ci sia più niente di cui indignarsi, che non ci siano più limiti alla riduzione del tempo del dolore, perché la sua spettacolarizzazione è più necessaria e urgente? possibile che invece di aspettare, far posare sul Tempo almeno gli ultimi respiri degli appena morti, sembra che in questi giorni si faccia a gara a chi pubblica un video a suo nome sulla prima pagina di Repubblica? sembrano ansiosi di mostrare il proprio nome almeno quanto lo sono quelli che ancora salutano nel video dietro le spalle di un cronista, o si emozionano al pensiero di essere intervistati. perché è ciò che la gente ti chiede - la gente umile, distante dai meccanismi mediatici - è ciò che ti chiede quando ti vede con una camerina in mano: "Siete la televisione?". chi altro si vuole cimentare, si faccia pure avanti!
a poche ore da una tragedia, ci vuole informazione, non arte. almeno Placido ha avuto il buonsenso di dare un minimo di valore alle persone, eppure quel pianto finale in diretta - quando in questo momento sarebbe giusto che ogni lacrima resti invisibile, per non sminuire tutte le altre lacrime versate in silenzio - quel pianto ha lo stesso valore di tutti i pianti visti nei pomeridiani drammi di RaiDue.
e Sorrentino che costruisce la sequenza di immagini persino con grammatica cinematografica?
e Calopresti che si permette anche il lusso dell'ironia col suo "giorno perfetto"?
e Ozpetek che addirittura fa uso di postproduzione?
ma quale occhio sui fatti, quale realtà? e allora non c'è da chiedersi che diritto si ha di usufruire di quelle immagini, di questo dolore, come se fosse di nostra proprietà?
io provo a immaginarmi a piangere sopra le pietre sotto le quali sono sepolti i miei amici, i miei parenti, i miei ricordi, e intorno a me uno stuolo di persone affaccendate a fare domande stupide - perché inutili - e a dare indicazioni su come inquadrare il tal crocifisso o il comò che fa capolino dietro le macerie. non mi sarei stupito se la gente - avendone la forza - gli avesse tirato dietro quelle stesse pietre che tanto attirano i loro occhi. ma non credo che sia la forza a mancare alle persone. con cinismo devo rendermi conto che io per primo ho avuto un pensiero simile, come accennavo sopra, un desiderio inconcepibile ma purtroppo reale che mi avrebbe spinto a riprendere "il vero". cosa mi ha fermato? la speranza che forse non siamo poi così assuefatti al mostro mediatico, che il dolore umano è ancora più forte di qualunque immagine spaventosa del futuro, che però poi prontamente sempre prende forma, e forse ogni volta superiamo con non-chalance.
Sorrentino
Placido
Calopresti
Ozpetek
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