musica ovunque. tutti suonano, tutti incidono, il livello qualitativo non è male, ma cosa scegliere?
edicole sommerse di riviste, internet stracarico di web-magazines, tutti scrivono, magari il livello qualitativo non è sempre altissimo, cosa leggere?
in ogni parte del mondo, chiunque ha la stessa maglietta, gli stessi jeans, vorrei identificarmi in qualcosa di nuovo, ma come sentirsi parte di qualcosa di nicchia, nel mio vestire?
e se qualcuno scegliesse per voi?
sfogliando su un aereo le pagine di un magazine della Easyjet ho letto un articolo che mi ha incuriosito davvero molto. le due domande spontanee che mi sono saltate in mente, naturali, sono state: "siamo arrivati a tal punto?" e "che sia giusto così? magari è qui che è diretto il nostro tempo". ovvero: io pago una tariffa piccola (mensile in genere) per entrare a far parte di un club, poi il club decide per me, in base ai miei gusti, alle mie tendenze, alle mie preferenze, cosa spedirmi a casa, comodamente, scegliendo al posto mio. ma, allo stesso tempo, garantendomi che io sia parte di una ristretta cerchia, una nicchia.
ad esempio, non sarebbe innovativo far parte dell'Airside Club, un esclusivo studio di design inglese, e sapere che mi arriverà a casa la t-shirt che solo gli altri membri del Club hanno nel mondo intero?
oppure iscriversi all'Album Club e lasciare che sia la Rough Trade a decidere per me, compilando appositamente una compilation del meglio delle uscite del mese in campo indie, cosicché io possa poi decidere cosa aquistare o "scoprire"?
o ancora cadere tra le braccia dei tipi di Stackmagazines.com e ricevere comodamente sulla nostra poltrona il meglio del mondo dei magazines.
decidere che siano altri a lasciarmi scoprire, ricevendo a casa il meglio di ciò che c'è da scoprire, in questo mare di creazioni. il concetto alla base è un po' quello di Google, ma su Google e ciò che altri decidono sia meglio o peggio, ci sarebbe da parlare tanto. alla fin fine, chi dovrebbe essere al centro del discorso, l'utente finale con la sua confusione e la sua pigrizia generata da questa "overwhelming wave"? o il creatore di contenuti, l'artista, lo stilista, quello da promuovere?
che ne pensate?
edicole sommerse di riviste, internet stracarico di web-magazines, tutti scrivono, magari il livello qualitativo non è sempre altissimo, cosa leggere?
in ogni parte del mondo, chiunque ha la stessa maglietta, gli stessi jeans, vorrei identificarmi in qualcosa di nuovo, ma come sentirsi parte di qualcosa di nicchia, nel mio vestire?
e se qualcuno scegliesse per voi?
sfogliando su un aereo le pagine di un magazine della Easyjet ho letto un articolo che mi ha incuriosito davvero molto. le due domande spontanee che mi sono saltate in mente, naturali, sono state: "siamo arrivati a tal punto?" e "che sia giusto così? magari è qui che è diretto il nostro tempo". ovvero: io pago una tariffa piccola (mensile in genere) per entrare a far parte di un club, poi il club decide per me, in base ai miei gusti, alle mie tendenze, alle mie preferenze, cosa spedirmi a casa, comodamente, scegliendo al posto mio. ma, allo stesso tempo, garantendomi che io sia parte di una ristretta cerchia, una nicchia.
ad esempio, non sarebbe innovativo far parte dell'Airside Club, un esclusivo studio di design inglese, e sapere che mi arriverà a casa la t-shirt che solo gli altri membri del Club hanno nel mondo intero?
oppure iscriversi all'Album Club e lasciare che sia la Rough Trade a decidere per me, compilando appositamente una compilation del meglio delle uscite del mese in campo indie, cosicché io possa poi decidere cosa aquistare o "scoprire"?
o ancora cadere tra le braccia dei tipi di Stackmagazines.com e ricevere comodamente sulla nostra poltrona il meglio del mondo dei magazines.
decidere che siano altri a lasciarmi scoprire, ricevendo a casa il meglio di ciò che c'è da scoprire, in questo mare di creazioni. il concetto alla base è un po' quello di Google, ma su Google e ciò che altri decidono sia meglio o peggio, ci sarebbe da parlare tanto. alla fin fine, chi dovrebbe essere al centro del discorso, l'utente finale con la sua confusione e la sua pigrizia generata da questa "overwhelming wave"? o il creatore di contenuti, l'artista, lo stilista, quello da promuovere?
che ne pensate?
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