ci sono dei quadri bruttissimi in casa. sono lì da sempre. due mesi sotto gli occhi e non li ho mai osservati per bene.
in realtà non sono quadri. sono foto sotto vetro, anche belle foto, foto di paesaggi. hanno una forma rettangolare, come un cinemascope, contornate di bianco, con scritte in tre lingue sotto: credo svedese o finlandese, inglese e tedesco.
le prime due che adocchio stamane sono una sotto l'altra. quella di sotto mostra un tranquillo paesaggio nordico, un piccolo golfo con una barca che torna a riva, dove barchette piccole e umili riposano attraccate e case di legno rosso e bianco e giallo, col tetto spiovente, basse, quasi si tuffano nell'acqua. il cielo è quasi plumbeo in alcuni punti, sopra il verde della collina. ma questo enorme nuvolone con la pancia grigia è indorato sui contorni dalla luce del sole che tramonta. la frase recita, quasi eloquentemente parlando a me: "He who has peace of mind is richer by far than the man of great wealth".
quella di sopra ha un cielo altrettanto ambiguo. attorno al fuoco di sole che troneggia esplosivo al centro dell'immagine, il cielo e l'enorme distesa di neve piatta quasi assumono lo stesso colore, come un bianco buio, ma dolce: la luce della sera incipiente. in questa landa pacifica, silenziosa e desolata, proprio sotto il sole, c'è la figura di un uomo su una slitta trainata da otto cani, che viaggia col suo bagaglio tra bassi arbusti spogli, che spuntano qua e là dalla neve. la frase recita, ancora provando a guidarmi - cominciando a farmi credere che siano lì per me: "It's what you do, not what you say, that shows who you really are".
nel passaggio alla camera da letto, invece, ce n'è una che è dominata dai colori rossi. non riesco bene a capire di che luogo si tratti. qui stavolta il sole è esploso davvero, lanciando fuoco nel cielo della notte, mentre affonda accompagnato da misteriose nubi nel mare. noi siamo forse su una spiaggia, o forse è già il mare, ma incredibilmente basso e piatto. e questa spiaggia, o questo mare, è dominato da grosse rocce rugose che, come enormi tartarughe o mostri a riposo nell'acqua, mostrano il loro dorso al tramonto. intorno a questi dorsi si forma come una piccolissima striscia di nebbiolina, o forse è solo la leggera spuma delle minuscole onde invisibili all'occhio, ed è l'unico elemento bianco, quasi fossero fantasmi, nel rosso che anche nel mare si riflette come in uno specchio. la frase recita, oramai tremendamente convincente: "If we're always looking to the future, we forget to live in the present".
l'ultimo quadro è in camera, a destra del letto. stavolta l'immagine è chiara, è mattina. vicino, in basso a sinistra, ci sono quattro animali, forse montoni, che sembrano cercare un po' di cibo sotto la neve. lontano, sempre a sinistra, si intravede fumare la torre di una piccola industria. avvicinandoci, al di qua di un traliccio solitario tra rade case e una strada minuscola, troneggia davanti a noi un enorme edificio che ha la forma di una casa, ma è di certo una chiesa. su questo paesino vegliano bassi monticcioli illuminati di giallo e bianco, unico elemento luminoso in un'immagine monocromaticamente azzurra, quasi fosse notte, nonostante la luce sembri quella del mattino. e infatti sopra i monticcioli si staglia un perfetto cerchio giallo, così etereo che sembra quasi lì lì per rarefarsi nell'azzurro del cielo, e forse è la luna, enorme, una luna vista senza cannocchiale, ma più probabilmente il sole, un sole di mezzanotte. e la frase recita: "The true journey of discovery doesn't mean looking for new lands, but looking about us with new eyes".
e allora mi sono finalmente ripreso e mi sono accorto che le scritte mentivano e mi stavano solo prendendo in giro.
ci ero quasi cascato.
in realtà non sono quadri. sono foto sotto vetro, anche belle foto, foto di paesaggi. hanno una forma rettangolare, come un cinemascope, contornate di bianco, con scritte in tre lingue sotto: credo svedese o finlandese, inglese e tedesco.
le prime due che adocchio stamane sono una sotto l'altra. quella di sotto mostra un tranquillo paesaggio nordico, un piccolo golfo con una barca che torna a riva, dove barchette piccole e umili riposano attraccate e case di legno rosso e bianco e giallo, col tetto spiovente, basse, quasi si tuffano nell'acqua. il cielo è quasi plumbeo in alcuni punti, sopra il verde della collina. ma questo enorme nuvolone con la pancia grigia è indorato sui contorni dalla luce del sole che tramonta. la frase recita, quasi eloquentemente parlando a me: "He who has peace of mind is richer by far than the man of great wealth".
quella di sopra ha un cielo altrettanto ambiguo. attorno al fuoco di sole che troneggia esplosivo al centro dell'immagine, il cielo e l'enorme distesa di neve piatta quasi assumono lo stesso colore, come un bianco buio, ma dolce: la luce della sera incipiente. in questa landa pacifica, silenziosa e desolata, proprio sotto il sole, c'è la figura di un uomo su una slitta trainata da otto cani, che viaggia col suo bagaglio tra bassi arbusti spogli, che spuntano qua e là dalla neve. la frase recita, ancora provando a guidarmi - cominciando a farmi credere che siano lì per me: "It's what you do, not what you say, that shows who you really are".
nel passaggio alla camera da letto, invece, ce n'è una che è dominata dai colori rossi. non riesco bene a capire di che luogo si tratti. qui stavolta il sole è esploso davvero, lanciando fuoco nel cielo della notte, mentre affonda accompagnato da misteriose nubi nel mare. noi siamo forse su una spiaggia, o forse è già il mare, ma incredibilmente basso e piatto. e questa spiaggia, o questo mare, è dominato da grosse rocce rugose che, come enormi tartarughe o mostri a riposo nell'acqua, mostrano il loro dorso al tramonto. intorno a questi dorsi si forma come una piccolissima striscia di nebbiolina, o forse è solo la leggera spuma delle minuscole onde invisibili all'occhio, ed è l'unico elemento bianco, quasi fossero fantasmi, nel rosso che anche nel mare si riflette come in uno specchio. la frase recita, oramai tremendamente convincente: "If we're always looking to the future, we forget to live in the present".
l'ultimo quadro è in camera, a destra del letto. stavolta l'immagine è chiara, è mattina. vicino, in basso a sinistra, ci sono quattro animali, forse montoni, che sembrano cercare un po' di cibo sotto la neve. lontano, sempre a sinistra, si intravede fumare la torre di una piccola industria. avvicinandoci, al di qua di un traliccio solitario tra rade case e una strada minuscola, troneggia davanti a noi un enorme edificio che ha la forma di una casa, ma è di certo una chiesa. su questo paesino vegliano bassi monticcioli illuminati di giallo e bianco, unico elemento luminoso in un'immagine monocromaticamente azzurra, quasi fosse notte, nonostante la luce sembri quella del mattino. e infatti sopra i monticcioli si staglia un perfetto cerchio giallo, così etereo che sembra quasi lì lì per rarefarsi nell'azzurro del cielo, e forse è la luna, enorme, una luna vista senza cannocchiale, ma più probabilmente il sole, un sole di mezzanotte. e la frase recita: "The true journey of discovery doesn't mean looking for new lands, but looking about us with new eyes".
e allora mi sono finalmente ripreso e mi sono accorto che le scritte mentivano e mi stavano solo prendendo in giro.
ci ero quasi cascato.
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