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3. Risposta al dibattito "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?" [A. L.]

Ho letto con attenzione il dibattito che si è aperto sulla figura di Saviano. Devo confessare che ciò che mi ha più sorpreso è proprio l’incipit: "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?". Come se fossero necessariamente due aspetti antitetici e inavvicinabili. Credo che la fama possa (e debba, spesso e volentieri) essere diretta emanazione dell’atto eroico, e che l’essere un eroe comporti in maniera quasi imprescindibile il diventare un personaggio. Nell’accezione di simbolo mediatico, ente catalizzatore di un’infinita serie di esigenze, speranze e rabbie sociali. E c’è da dire che se in passato in Italia si diventava eroi finendo vittime di una strage, adesso è stata un’opera letteraria, uno sforzo intellettuale a generare l’eroe: in sé questa è una piccola rivoluzione.
Non credo poi che guadagnare denaro grazie ad un tale successo sia un’onta: se un’opera vale ed è socialmente d’impatto è giusto e ragionevole poter anche lucrare su di essa. Pensiamo alle fortune economiche di Marco Travaglio con tutti i libri scritti sulla cosiddetta "Seconda Repubblica" e Berlusconi, e a Gian Antonio Stella con il suo celeberrimo "La Casta". Dovremmo condannarli per aver scritto tutto questo solo perché hanno anche rimpinguato il proprio conto corrente? Ebbene per me se lo sono meritato, il coraggio ha un prezzo, ma anche un guadagno, perché no? Il cliché dell’eroe perdente e povero è per l’appunto un cliché.

Sono fiero di aver letto "Gomorra". E a quelli che contestano tanto il romanzo quanto il film (molto bello tra l’altro) per aver mostrato agli occhi di un pubblico internazionale una Napoli erosa dal cancro della mafiosità, miserrima e terrificante chiedo: è stato Saviano ad infangare il nome della sua terra o piuttosto chi per decenni l’ha sfruttata e in essa ha perpetrato una pervicace e devastante azione criminale? Per cambiare le cose (e le cose devono essere cambiate) si può solo dire la verità, e tutti coloro che hanno vissuto a Napoli sanno in quali condizioni si vive lì e a quale prezzo. La Napoli delle cartoline col Vesuvio visto attraverso i pini di viale Orazio è una vergognosa mistificazione.

Tra i tanti meriti di Saviano c’è secondo me soprattutto quello di aver mostrato che il fenomeno mafioso non riguarda esclusivamente il Sud. I cari amici settentrionali dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza per tutte le volte che hanno additato il Mezzogiorno (Terronia?) come il tumore del cosiddetto Belpaese. L’impero economico delle mafie del Sud esiste soprattutto perché è al Nord (e all’estero) che circola il vero denaro. Il Nord ha lucrato non solo sulla mafia ma soprattutto sul degrado del Sud, se ne è indirettamente approfittato. E poi ci tocca sentire tanti sindaci leghisti che dai loro pulpiti immacolati pretendono di interrompere gli indotti fiscali che servirebbero al mezzogiorno perché "è lì che c’è la mafia". Nella storia d’Italia tutti i piani di sviluppo economico sono stati progettati sempre in favore degli interessi delle industrie più progredite che si trovavano nell’Italia settentrionale.
La vicenda dei rifiuti inoltre ci ricorda altre gravi colpe del cieco Nord: la Campania è la grande discarica dei prodotti tossici industriali del Settentrione. Migliaia di tonnellate di amianto, solfuri, idrocarburi sono raccolte illecitamente nel Veneto e spedite in Campania, in particolare nei comuni di Acerra, Bacoli e Giugliano. E proprio dal Nord giungono, con mia grande sorpresa, le perentorie proteste contro l’immondizia della Campania e il diniego di aiuti.
Inoltre mi pongo alcune domande: è un caso che subito dopo l’exploit della crisi della "monnezza" del 2007-2008 ci sia stata la caduta del governo Prodi? E’ un caso che quella caduta sia stata provocata in massima parte da un piccolo partito campano? E’ un caso che poi quest’emergenza sia stata immediatamente ridimensionata dai media all’indomani della vittoria del centrodestra? E’ un caso che Berlusconi abbia dedicato gran parte della sua campagna elettorale a quest’emergenza, in una regione ago della bilancia politica italiana tradizionalmente di centrosinistra?

E’ vetusta l’idea che la mafia sia un Antistato. La mafia è lo Stato, arriva alle più alte cariche, non ha bisogno di fare patti coi politici, bensì li mette dove vuole e li manipola. E’ un potere forte, anche più del Vaticano nel nostro paese. Ricordiamoci di Vittorio Mangano, tanto per dire un nome.
La vicenda Saviano pone dinanzi ai nostri occhi un’evidenza cocente: lo scarto tra chi vuole cambiare le cose e chi ha il potere di farlo. Il distacco assoluto tra intellighenzia e politica cui assistiamo amaramente in Italia. In tali condizioni saremo sempre opposizione.

Aggiungo una considerazione indubbiamente impopolare. Non credo affatto che Saviano, data la situazione che si è creata intorno al suo libro, rischi realmente la vita. Roberto Saviano è in una botte di ferro. Troppe parole, trasmissioni televisive, inchieste sono diretta emanazione del suo bellissimo libro, la sua fama lo difende. La Camorra non si arrischierebbe mai ad ucciderlo per poi provocare la fragorosa reazione della gente e il conseguente, ipocrita dispiegamento di facciata delle forze dell’ordine e della magistratura su spinta del governo. Pensiamo a ciò che accadde all’indomani delle stragi del ’92. Fu estremamente controproducente per Cosa Nostra (in termini prettamente economici) attirare su di sé l’attenzione mediatica e l’ira popolare. Ripetendo le parole di un noto boss del vesuviano, la logica della camorra si può riassumere in tre parole: "Business, business, business".

***

Qualche tempo fa qui a Madrid mi trovavo in un autobus diretto a casa. La persona che sedeva a fianco a me stava leggendo un romanzo. Con la coda dell’occhio notai che il capitolo cui era arrivata si intitolava "Tierra de los fuegos". Capii immediatamente che si trattava dell’edizione spagnola di "Gomorra". Per qualche strano motivo mi voltai e notai un’altra persona leggere lo stesso libro, e poi un’altra all’altro capo dell’autobus. Fui colto da un certo orgoglio, ma allo stesso tempo dal profondo senso di colpa per essere all’estero, a contribuire allo sviluppo di un’altra nazione, e non lì nella mia terra, abbandonata da tutti, persino da me che l’amo profondamente.

Andrea Lupoli

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1. Saviano - Affamato di fama o baldo eroe? [R.S.]

"Roby mi interessa il tuo giudizio in merito perchè stimo molto le tue opinioni. Quindi tu lo vedi nell'ottica del coraggioso e non del cercatore di fama letteraria? Nel senso. Non pensi che gli eroi siano quelli che lavorano nell'ombra senza cercare applausi ma hanno come motivo di vita gli ideali nei quali combattono e non la vendita di milioni di copie? Che ne pensi?" grazie, Simo, ma a prescindere dalla stima, il confronto è sempre benvenuto, a priori. io la vedo nell'ottica di entrambi i punti di vista. chi non vorrebbe la fama (intendo tra quelli che scrivono, disegnano, fotografano, producono "arte" o simili ecc.)? eppure, ci vuole coraggio a continuare a esporsi come lui fa. certo gli procurerà ancora più fama (o forse no, a un certo punto finirà), ma non più copie. almeno non è più importante, al punto in cui è arrivato. allora, cosa c'è di eroico, secondo me? c'è di eroico il non arrendersi nel difendere il suo punto di vista nonostante...