"Roby mi interessa il tuo giudizio in merito perchè stimo molto le tue opinioni. Quindi tu lo vedi nell'ottica del coraggioso e non del cercatore di fama letteraria? Nel senso. Non pensi che gli eroi siano quelli che lavorano nell'ombra senza cercare applausi ma hanno come motivo di vita gli ideali nei quali combattono e non la vendita di milioni di copie? Che ne pensi?"
grazie, Simo, ma a prescindere dalla stima, il confronto è sempre benvenuto, a priori. io la vedo nell'ottica di entrambi i punti di vista. chi non vorrebbe la fama (intendo tra quelli che scrivono, disegnano, fotografano, producono "arte" o simili ecc.)? eppure, ci vuole coraggio a continuare a esporsi come lui fa. certo gli procurerà ancora più fama (o forse no, a un certo punto finirà), ma non più copie. almeno non è più importante, al punto in cui è arrivato.
allora, cosa c'è di eroico, secondo me? c'è di eroico il non arrendersi nel difendere il suo punto di vista nonostante la vita d'inferno che gli è piombata addosso. tu parli di quelli che lavorano nell'ombra. ma quelli che lavorano nell'ombra desiderano che ci sia un Saviano che si esponga (anche se ha cominciato contro la sua volontà) per mettere in luce il loro lavoro. non a caso lo supportano. e se intendevi il singolo lavoratore che porta la pagnotta a casa, be', su quello ci sarebbe da parlare davvero. prendi noi: non siamo forse fuggiti dalla nostra città?
e poi in fondo prendi anche i padri di famiglia che, a casa perché senza lavoro, tuttavia non possono rinunciare al cellulare o a sky. eppure con i 30 euro di ricarica ci si fa una spesa con cui - magari stentatamente, è vero, ma ce la si fa - una famiglia può campare 5-6 giorni: pasta, olio, qualche verdura confezionata.
ora, quello che sto dicendo può sembrare "off topic", ma in realtà non lo è. ognuno ha le sue battaglie, ognuno è eroe nel suo piccolo - per il proprio figlio, per il padre, per la famiglia, per la città, per il Paese, per l'umanità. Saviano non è un eroe perché continua a dire le cose che dice. è un eroe perché non va a lamentarsi con nessuno per la vita in cui si è messo, ma questo non gli impedisce di continuare a fare (come il padre di famiglia, eroe per i figli) il mestiere che si è scelto, che è letteratura (e contempla fama, senza vergogna - se si pensa che alla fama ci arriva un Corona, o un diciottenne ad Amici per merito dello share) ma è anche impegno e convinzione che si possano cambiare le cose, che contempla fiducia e appoggio.
io mi ritengo sempre cinico, ma spesso mi chiedo se dietro il mio cinismo, in qualunque campo, non si nasconda la vigliaccheria. questa è tuttavia una mia battaglia, da fare dentro me. per quel che sento, già mi riterrei minimamente coraggioso a continuare a supportare Saviano. perché una cosa è certa: quell'uomo rischia di perdere la vita da un momento all'altro (e poco importa se resterà la scia della fama e della memoria, come quella di tanti martiri in questa nostra marcia terra), ma se c'è un modo perché questo non avvenga è tenere sempre viva l'attenzione su di lui e sull'integrità del suo lavoro.
ha un brutto carattere? si arricchisce con i nostri soldi? si è sbagliato sul 30% delle cose che ha detto? è borioso? è presuntuoso? be', ma anche se fosse, chi se ne importa. non ti viene forse in mente che le stesse etichette si possono affibbiare alla maggior parte degli uomini più potenti del nostro Paese, eppure loro non solo non rischiano la vita, ma non lasciano neanche parole memorabili, o pietre sulle quali ricordare i nomi di persone ingiustamente dimenticate? per cui mille volte meglio la fama a Saviano, se può servire. non è per questo che andrebbe giudicato.
sempre secondo quella visione cinica, quando Obama è salito al potere la mia speranza non poteva essere certo quella che il mondo sarebbe cambiato. ma una cosa la desiderai e continuo a desiderarla: che quell'uomo possa lasciare parole d'oro agli uomini, anche se talvolta un poco ipocrite. perché le parole d'oro, dette da un umile lavoratore, o un barbone illuminato, o uno scrittorucolo diffamato e accusato di plagio, valgono uguale ma durano un attimo. dette da un uomo "famoso", si imprimono a fuoco nella pietra della Terra, e tanto vale il gesto più eroico del mondo, secondo me.
questo per aprire il dibattito, aperto a tutti, naturalmente.
grazie, Simo, ma a prescindere dalla stima, il confronto è sempre benvenuto, a priori. io la vedo nell'ottica di entrambi i punti di vista. chi non vorrebbe la fama (intendo tra quelli che scrivono, disegnano, fotografano, producono "arte" o simili ecc.)? eppure, ci vuole coraggio a continuare a esporsi come lui fa. certo gli procurerà ancora più fama (o forse no, a un certo punto finirà), ma non più copie. almeno non è più importante, al punto in cui è arrivato.
allora, cosa c'è di eroico, secondo me? c'è di eroico il non arrendersi nel difendere il suo punto di vista nonostante la vita d'inferno che gli è piombata addosso. tu parli di quelli che lavorano nell'ombra. ma quelli che lavorano nell'ombra desiderano che ci sia un Saviano che si esponga (anche se ha cominciato contro la sua volontà) per mettere in luce il loro lavoro. non a caso lo supportano. e se intendevi il singolo lavoratore che porta la pagnotta a casa, be', su quello ci sarebbe da parlare davvero. prendi noi: non siamo forse fuggiti dalla nostra città?
e poi in fondo prendi anche i padri di famiglia che, a casa perché senza lavoro, tuttavia non possono rinunciare al cellulare o a sky. eppure con i 30 euro di ricarica ci si fa una spesa con cui - magari stentatamente, è vero, ma ce la si fa - una famiglia può campare 5-6 giorni: pasta, olio, qualche verdura confezionata.
ora, quello che sto dicendo può sembrare "off topic", ma in realtà non lo è. ognuno ha le sue battaglie, ognuno è eroe nel suo piccolo - per il proprio figlio, per il padre, per la famiglia, per la città, per il Paese, per l'umanità. Saviano non è un eroe perché continua a dire le cose che dice. è un eroe perché non va a lamentarsi con nessuno per la vita in cui si è messo, ma questo non gli impedisce di continuare a fare (come il padre di famiglia, eroe per i figli) il mestiere che si è scelto, che è letteratura (e contempla fama, senza vergogna - se si pensa che alla fama ci arriva un Corona, o un diciottenne ad Amici per merito dello share) ma è anche impegno e convinzione che si possano cambiare le cose, che contempla fiducia e appoggio.
io mi ritengo sempre cinico, ma spesso mi chiedo se dietro il mio cinismo, in qualunque campo, non si nasconda la vigliaccheria. questa è tuttavia una mia battaglia, da fare dentro me. per quel che sento, già mi riterrei minimamente coraggioso a continuare a supportare Saviano. perché una cosa è certa: quell'uomo rischia di perdere la vita da un momento all'altro (e poco importa se resterà la scia della fama e della memoria, come quella di tanti martiri in questa nostra marcia terra), ma se c'è un modo perché questo non avvenga è tenere sempre viva l'attenzione su di lui e sull'integrità del suo lavoro.
ha un brutto carattere? si arricchisce con i nostri soldi? si è sbagliato sul 30% delle cose che ha detto? è borioso? è presuntuoso? be', ma anche se fosse, chi se ne importa. non ti viene forse in mente che le stesse etichette si possono affibbiare alla maggior parte degli uomini più potenti del nostro Paese, eppure loro non solo non rischiano la vita, ma non lasciano neanche parole memorabili, o pietre sulle quali ricordare i nomi di persone ingiustamente dimenticate? per cui mille volte meglio la fama a Saviano, se può servire. non è per questo che andrebbe giudicato.
sempre secondo quella visione cinica, quando Obama è salito al potere la mia speranza non poteva essere certo quella che il mondo sarebbe cambiato. ma una cosa la desiderai e continuo a desiderarla: che quell'uomo possa lasciare parole d'oro agli uomini, anche se talvolta un poco ipocrite. perché le parole d'oro, dette da un umile lavoratore, o un barbone illuminato, o uno scrittorucolo diffamato e accusato di plagio, valgono uguale ma durano un attimo. dette da un uomo "famoso", si imprimono a fuoco nella pietra della Terra, e tanto vale il gesto più eroico del mondo, secondo me.
questo per aprire il dibattito, aperto a tutti, naturalmente.
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