Passa ai contenuti principali

terza cronaca - vongole e taratufi

e giuro che stavolta si tratta di una cronaca vera e propria.

perché può sembrare assurdo, ma ci si può sentire ripagati anche in questa situazione precaria, nelle piccole cose del lavoro sottopagato con tutti gli sprechi che si porta dietro. c'è una sorta di soddisfazione nell'affiancare G. nel suo stoicismo, nella sua continua ostinazione a mostrare che lui le cose le fa. G. è il pizzaiolo che fa. e io e P. ci ritroviamo con piacere a occupare quelle due ore che di solito passano in chiacchiere sterili pur di aspettare l'ora di preparare la sala... dicevo con piacere occupiamo quelle ore a sostenere lo sforzo di G., per l'appunto. e oggi io ero con i guanti alle mani a sfregare la ruggine da un mobile d'acciaio, e poi io e P. abbiamo attraversato la serata con quella strana complicità da lavoratori, da camerieri - quasi oserei dire da cabarettisti, come se il tempo fosse nostro alleato.

ma bisognerebbe fare due passi indietro per capire il senso di quello che intendo. bisognerebbe tornare a qualche ora prima, quando io e P. ci siamo incontrati prima del previsto, apposta per spendere 24 euro in due, quasi metà della nostra paga quotidiana, per comprare vongole, taratufi e telline. e poi ancora pasta, ma anche amari, glassex e spugnette per la pizzeria (questo però non con i soldi nostri).

come descrivere quanto sia stato impagabile il momento in cui nessun cliente esisteva più, se non quei cinque seduti ai tavoli, invisibili, e l'imperituro S., ragazzo tamil che lavora in quel luogo ormai da anni, metteva in tavola il padellone ricolmo di spaghetti ai frutti di mare, cucinato da lui stesso in un forno a legna (!), con i dieci commensali, tra camerieri, pizzaioli e clienti fissi, che si fregavano le mani, accompagnando le loro forchettate con sorsi di vino bianco nel quale annegavano squisite pesche percoca comprate dallo stesso G., quel momento durato fino in fondo, quando tra sigarette e chiacchiere alla fine è giunto a tavola anche il dolce portato dall'altro P. e da sua moglie L., più che clienti oramai parenti, e il nostro P. che proponeva di aprire anche lo spumante, proposta che veniva immediatamente accettata, manco avessimo da festeggiare chissà cosa, tra una risata e l'altra, tutte spontanee!

come descriverlo?

l'assurdo è che la vita si annida davvero in tutti gli anfratti e di questo è bene che ce ne facciamo una ragione. sforzarsi di andare sempre ad maiora resta per me un punto fisso, ma avere l'umiltà di godere della vita anche in quello che tocchiamo con mano giorno dopo giorno, è quasi un dovere. perché la vita è una e, lo ripeto, si nasconde anche negli anfratti.

Commenti

Post popolari in questo blog

life editing - annoiati di scegliere

musica ovunque. tutti suonano, tutti incidono, il livello qualitativo non è male, ma cosa scegliere? edicole sommerse di riviste, internet stracarico di web-magazines, tutti scrivono, magari il livello qualitativo non è sempre altissimo, cosa leggere? in ogni parte del mondo, chiunque ha la stessa maglietta, gli stessi jeans, vorrei identificarmi in qualcosa di nuovo, ma come sentirsi parte di qualcosa di nicchia, nel mio vestire? e se qualcuno scegliesse per voi? sfogliando su un aereo le pagine di un magazine della Easyjet ho letto un articolo che mi ha incuriosito davvero molto. le due domande spontanee che mi sono saltate in mente, naturali, sono state: "siamo arrivati a tal punto?" e "che sia giusto così? magari è qui che è diretto il nostro tempo". ovvero: io pago una tariffa piccola (mensile in genere) per entrare a far parte di un club, poi il club decide per me, in base ai miei gusti, alle mie tendenze, alle mie preferenze, cosa spedirmi a casa, comodament...

1. Saviano - Affamato di fama o baldo eroe? [R.S.]

"Roby mi interessa il tuo giudizio in merito perchè stimo molto le tue opinioni. Quindi tu lo vedi nell'ottica del coraggioso e non del cercatore di fama letteraria? Nel senso. Non pensi che gli eroi siano quelli che lavorano nell'ombra senza cercare applausi ma hanno come motivo di vita gli ideali nei quali combattono e non la vendita di milioni di copie? Che ne pensi?" grazie, Simo, ma a prescindere dalla stima, il confronto è sempre benvenuto, a priori. io la vedo nell'ottica di entrambi i punti di vista. chi non vorrebbe la fama (intendo tra quelli che scrivono, disegnano, fotografano, producono "arte" o simili ecc.)? eppure, ci vuole coraggio a continuare a esporsi come lui fa. certo gli procurerà ancora più fama (o forse no, a un certo punto finirà), ma non più copie. almeno non è più importante, al punto in cui è arrivato. allora, cosa c'è di eroico, secondo me? c'è di eroico il non arrendersi nel difendere il suo punto di vista nonostante...

3. Risposta al dibattito "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?" [A. L.]

Ho letto con attenzione il dibattito che si è aperto sulla figura di Saviano. Devo confessare che ciò che mi ha più sorpreso è proprio l’incipit: "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?". Come se fossero necessariamente due aspetti antitetici e inavvicinabili. Credo che la fama possa (e debba, spesso e volentieri) essere diretta emanazione dell’atto eroico, e che l’essere un eroe comporti in maniera quasi imprescindibile il diventare un personaggio. Nell’accezione di simbolo mediatico, ente catalizzatore di un’infinita serie di esigenze, speranze e rabbie sociali. E c’è da dire che se in passato in Italia si diventava eroi finendo vittime di una strage, adesso è stata un’opera letteraria, uno sforzo intellettuale a generare l’eroe: in sé questa è una piccola rivoluzione. Non credo poi che guadagnare denaro grazie ad un tale successo sia un’onta: se un’opera vale ed è socialmente d’impatto è giusto e ragionevole poter anche lucrare su di essa. Pensiamo alle fortune economiche...