e giuro che stavolta si tratta di una cronaca vera e propria.
perché può sembrare assurdo, ma ci si può sentire ripagati anche in questa situazione precaria, nelle piccole cose del lavoro sottopagato con tutti gli sprechi che si porta dietro. c'è una sorta di soddisfazione nell'affiancare G. nel suo stoicismo, nella sua continua ostinazione a mostrare che lui le cose le fa. G. è il pizzaiolo che fa. e io e P. ci ritroviamo con piacere a occupare quelle due ore che di solito passano in chiacchiere sterili pur di aspettare l'ora di preparare la sala... dicevo con piacere occupiamo quelle ore a sostenere lo sforzo di G., per l'appunto. e oggi io ero con i guanti alle mani a sfregare la ruggine da un mobile d'acciaio, e poi io e P. abbiamo attraversato la serata con quella strana complicità da lavoratori, da camerieri - quasi oserei dire da cabarettisti, come se il tempo fosse nostro alleato.
ma bisognerebbe fare due passi indietro per capire il senso di quello che intendo. bisognerebbe tornare a qualche ora prima, quando io e P. ci siamo incontrati prima del previsto, apposta per spendere 24 euro in due, quasi metà della nostra paga quotidiana, per comprare vongole, taratufi e telline. e poi ancora pasta, ma anche amari, glassex e spugnette per la pizzeria (questo però non con i soldi nostri).
come descrivere quanto sia stato impagabile il momento in cui nessun cliente esisteva più, se non quei cinque seduti ai tavoli, invisibili, e l'imperituro S., ragazzo tamil che lavora in quel luogo ormai da anni, metteva in tavola il padellone ricolmo di spaghetti ai frutti di mare, cucinato da lui stesso in un forno a legna (!), con i dieci commensali, tra camerieri, pizzaioli e clienti fissi, che si fregavano le mani, accompagnando le loro forchettate con sorsi di vino bianco nel quale annegavano squisite pesche percoca comprate dallo stesso G., quel momento durato fino in fondo, quando tra sigarette e chiacchiere alla fine è giunto a tavola anche il dolce portato dall'altro P. e da sua moglie L., più che clienti oramai parenti, e il nostro P. che proponeva di aprire anche lo spumante, proposta che veniva immediatamente accettata, manco avessimo da festeggiare chissà cosa, tra una risata e l'altra, tutte spontanee!
come descriverlo?
l'assurdo è che la vita si annida davvero in tutti gli anfratti e di questo è bene che ce ne facciamo una ragione. sforzarsi di andare sempre ad maiora resta per me un punto fisso, ma avere l'umiltà di godere della vita anche in quello che tocchiamo con mano giorno dopo giorno, è quasi un dovere. perché la vita è una e, lo ripeto, si nasconde anche negli anfratti.
perché può sembrare assurdo, ma ci si può sentire ripagati anche in questa situazione precaria, nelle piccole cose del lavoro sottopagato con tutti gli sprechi che si porta dietro. c'è una sorta di soddisfazione nell'affiancare G. nel suo stoicismo, nella sua continua ostinazione a mostrare che lui le cose le fa. G. è il pizzaiolo che fa. e io e P. ci ritroviamo con piacere a occupare quelle due ore che di solito passano in chiacchiere sterili pur di aspettare l'ora di preparare la sala... dicevo con piacere occupiamo quelle ore a sostenere lo sforzo di G., per l'appunto. e oggi io ero con i guanti alle mani a sfregare la ruggine da un mobile d'acciaio, e poi io e P. abbiamo attraversato la serata con quella strana complicità da lavoratori, da camerieri - quasi oserei dire da cabarettisti, come se il tempo fosse nostro alleato.
ma bisognerebbe fare due passi indietro per capire il senso di quello che intendo. bisognerebbe tornare a qualche ora prima, quando io e P. ci siamo incontrati prima del previsto, apposta per spendere 24 euro in due, quasi metà della nostra paga quotidiana, per comprare vongole, taratufi e telline. e poi ancora pasta, ma anche amari, glassex e spugnette per la pizzeria (questo però non con i soldi nostri).
come descrivere quanto sia stato impagabile il momento in cui nessun cliente esisteva più, se non quei cinque seduti ai tavoli, invisibili, e l'imperituro S., ragazzo tamil che lavora in quel luogo ormai da anni, metteva in tavola il padellone ricolmo di spaghetti ai frutti di mare, cucinato da lui stesso in un forno a legna (!), con i dieci commensali, tra camerieri, pizzaioli e clienti fissi, che si fregavano le mani, accompagnando le loro forchettate con sorsi di vino bianco nel quale annegavano squisite pesche percoca comprate dallo stesso G., quel momento durato fino in fondo, quando tra sigarette e chiacchiere alla fine è giunto a tavola anche il dolce portato dall'altro P. e da sua moglie L., più che clienti oramai parenti, e il nostro P. che proponeva di aprire anche lo spumante, proposta che veniva immediatamente accettata, manco avessimo da festeggiare chissà cosa, tra una risata e l'altra, tutte spontanee!
come descriverlo?
l'assurdo è che la vita si annida davvero in tutti gli anfratti e di questo è bene che ce ne facciamo una ragione. sforzarsi di andare sempre ad maiora resta per me un punto fisso, ma avere l'umiltà di godere della vita anche in quello che tocchiamo con mano giorno dopo giorno, è quasi un dovere. perché la vita è una e, lo ripeto, si nasconde anche negli anfratti.
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