questo è un imbroglio.
in realtà non sono a Napoli, ma di nuovo in quel di Milano. eppure in qualche modo devo mettere in evidenza la mia pigrizia e prendermi in giro. non potrei passare direttamente a nuove cronache lombarde (cronache? dovrei farla finita, non scriverò mai una cronaca, non c'è niente di più vuoto di questi post) senza minimamente attraversare con le parole la dilatazione di tempo che ha pervaso il mio mese e mezzo a Napoli.
lavorare e rituffarsi a pieno nel flusso della vita. fare questa scelta, con tutto me stesso, ha portato a due cose: una volta perso il miraggio dell'adorazione di una donna unica, sono tornato al miraggio dell'adorazione delLA Donna; secondo, ho scoperto che il corpo umano può resistere con tre ore di sonno a notte per molto molto tempo, certo con tutte le controindicazioni del caso, ma può. o forse sono queste due cose che mi hanno portato a lavorare e a tuffarmi nella vita.
non lo so. ma da un lato è estremamente "puro fuoco", movimento, treno, riscoperta del sé; dall'altro paura che qualunque evento o scelta può improvvisamente portare alla fine di questa spinta. eppure... eppure non posso sperare che continui all'infinito. alcuni mi paventano ciò che potrebbe accadere a forzarsi a restare a un metro da terra, come R. che è felice di vedermi così, ma è preoccupata nello sguardo quando le leggo in faccia che già intravede i possibili scenari dopo la fine della spinta. ma le leggo anche altro, nei suoi occhi come in quelli di altri: leggo quanto in realtà la follia resta l'ideale di chiunque, e l'insana pazzia resta sempre il più affascinante dei lidi. è quando ci chiediamo: "quanto durerà?" che già ne stiamo decretando la morte, o già ne siamo usciti un po' fuori. io so bene che vuol dire agognare la follia, anche quando non si è in grado di lasciarsi andare ad essa. ma mi rendo anche perfettamente conto che quando sei davvero dentro, non l'hai deciso del tutto tu da solo, succede, e difficilmente riesci a intravedere i rischi dell'aver staccato i freni.
che a me accadesse questo, era possibile, dopo la chiusura di un capitolo (di un altro capitolo) tra L. e me. un capitolo, non il libro. se è vero che ognuno di noi scrive il proprio libro, nel mio L. ha un ruolo da protagonista, ed è una di quelle cose che si sentono e non si spiegano. ci si può anche sbagliare, ma chi mai riuscirebbe a strapparci le certezze che ci vengono da chissà dove, certezze che nemmeno siamo stati noi a imporci?
la mia vita per ora scorre. e non volendo essere troppo falso con me stesso in questo gioco delle cronache, dovrei far finta che queste parole si riferiscono al tempo che arriva fino al giorno in cui dall'aereo riuscivo a vedere tutti i campi perfettamente divisi nei loro colori opachi e nelle forme geometriche, lungo la costa chiaramente illuminata dello Stivale, nonostante enormi nuvole dalle forme affascinanti che costeggiavano il mio cammino in volo. ma è ovviamente impossibile che io non sia condizionato nella scrittura dagli ultimi giorni trascorsi. domani fa una settimana che sono a Milano, ma ancora una volta sembra una vita. ed è ancora un altro bellissimo capitolo, che mi vede sol sorriso, e talvolta pensieroso, carico, ma anche riflessivo, in corsa, nel flusso. ancora, in una parola: vita. e spero di scriverne.
lo spazio per Napoli per ora è esaurito. aspetterò di tornarvi, per recuperare tutto ciò che per l'ennesima volta non è diventato cronaca, ma pura parola.
in realtà non sono a Napoli, ma di nuovo in quel di Milano. eppure in qualche modo devo mettere in evidenza la mia pigrizia e prendermi in giro. non potrei passare direttamente a nuove cronache lombarde (cronache? dovrei farla finita, non scriverò mai una cronaca, non c'è niente di più vuoto di questi post) senza minimamente attraversare con le parole la dilatazione di tempo che ha pervaso il mio mese e mezzo a Napoli.
lavorare e rituffarsi a pieno nel flusso della vita. fare questa scelta, con tutto me stesso, ha portato a due cose: una volta perso il miraggio dell'adorazione di una donna unica, sono tornato al miraggio dell'adorazione delLA Donna; secondo, ho scoperto che il corpo umano può resistere con tre ore di sonno a notte per molto molto tempo, certo con tutte le controindicazioni del caso, ma può. o forse sono queste due cose che mi hanno portato a lavorare e a tuffarmi nella vita.
non lo so. ma da un lato è estremamente "puro fuoco", movimento, treno, riscoperta del sé; dall'altro paura che qualunque evento o scelta può improvvisamente portare alla fine di questa spinta. eppure... eppure non posso sperare che continui all'infinito. alcuni mi paventano ciò che potrebbe accadere a forzarsi a restare a un metro da terra, come R. che è felice di vedermi così, ma è preoccupata nello sguardo quando le leggo in faccia che già intravede i possibili scenari dopo la fine della spinta. ma le leggo anche altro, nei suoi occhi come in quelli di altri: leggo quanto in realtà la follia resta l'ideale di chiunque, e l'insana pazzia resta sempre il più affascinante dei lidi. è quando ci chiediamo: "quanto durerà?" che già ne stiamo decretando la morte, o già ne siamo usciti un po' fuori. io so bene che vuol dire agognare la follia, anche quando non si è in grado di lasciarsi andare ad essa. ma mi rendo anche perfettamente conto che quando sei davvero dentro, non l'hai deciso del tutto tu da solo, succede, e difficilmente riesci a intravedere i rischi dell'aver staccato i freni.
che a me accadesse questo, era possibile, dopo la chiusura di un capitolo (di un altro capitolo) tra L. e me. un capitolo, non il libro. se è vero che ognuno di noi scrive il proprio libro, nel mio L. ha un ruolo da protagonista, ed è una di quelle cose che si sentono e non si spiegano. ci si può anche sbagliare, ma chi mai riuscirebbe a strapparci le certezze che ci vengono da chissà dove, certezze che nemmeno siamo stati noi a imporci?
la mia vita per ora scorre. e non volendo essere troppo falso con me stesso in questo gioco delle cronache, dovrei far finta che queste parole si riferiscono al tempo che arriva fino al giorno in cui dall'aereo riuscivo a vedere tutti i campi perfettamente divisi nei loro colori opachi e nelle forme geometriche, lungo la costa chiaramente illuminata dello Stivale, nonostante enormi nuvole dalle forme affascinanti che costeggiavano il mio cammino in volo. ma è ovviamente impossibile che io non sia condizionato nella scrittura dagli ultimi giorni trascorsi. domani fa una settimana che sono a Milano, ma ancora una volta sembra una vita. ed è ancora un altro bellissimo capitolo, che mi vede sol sorriso, e talvolta pensieroso, carico, ma anche riflessivo, in corsa, nel flusso. ancora, in una parola: vita. e spero di scriverne.
lo spazio per Napoli per ora è esaurito. aspetterò di tornarvi, per recuperare tutto ciò che per l'ennesima volta non è diventato cronaca, ma pura parola.
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