Passa ai contenuti principali

Seconda cronaca

Altro che cronache...
Se la prima cronaca aveva più sapore di "prologo", questa seconda allora è come una sorta di "epilogo", ma l'epilogo di una prima parte. La spinta propulsiva non si è esaurita, credo che siamo solo agli inizi.

L'idea delle "cronache" è stata pessima. A che pro scrivere della vita milanese, probabilmente riproporre ancora una volta, magari in una salsa tutta mia, ciò che non può avere nulla di originale e intrigante? Torno all'argomento della prima cronaca: raccontare la mia vita reale, o quella di chi mi circonda, quello sì che sarebbe interessante, perché l'essere umano per natura è curioso. Che poi la curiosità abbia diverse declinazioni e quella più quotata è probabilmente la sua forma più "bassa", questa è una cosa risaputa. Be', io ancora non riesco ad accettarla. O meglio, ancora non posso permettermi il lusso di sfruttare le vite altrui per soddisfare la curiosità morbosa dei lettori passeggeri.

Del resto sono certo che prima o poi finirei a parlare di me. Cosa due volte più interessante, perché significherebbe mettermi a nudo e il nudo ha una sua propria capacità di catalizzare l'attenzione. Dunque sarebbe meglio essere onesti con se stessi. Non è tanto la paura di denudare gli altri che mi frena, quanto la paura di arrivare a denudare me stesso.

In poco più di un mese che sono in terra lombarda, ho smosso poca terra. In realtà guardandomi indietro mi appare come un tempo pieno e lunghissimo, eppure è un tempo zeppo di internet, gesti ripetuti e sigarette. E la sostanza è che ancora non guadagno un solo euro. Questo è un po' colpa dei sogni. Cioé, volevo dire colpa mia: una colpa che consiste nel non voler abbandonare del tutto i sogni. Lodevole intento, per carità. Ma un po' prima o poi dovrò arrivare a cedere. Procedere su due piani paralleli, a costo di fare il cameriere o il commesso. Qui si meravigliano che ancora non abbia trovato nulla. Non so che dire. Deve essere il mio puntare sempre un po' abbastanza alto. O la sensazione che mi porto addosso di un'immensa transizione.

A dirla così appare semplice, ma tutto è interlacciato. Alla mia età è normale. Forse un po' di responsabilità ce l'ha il nostro padre Dante. Più ci avviciniamo ai 35, più ci sembra di intravedere la boa per il giro di ritorno. E arrivati in vista della boa i desideri ancora irrealizzati cominciano a spintonarsi l'un l'altro pur di venire alla luce. In questa folla che spinge, pochi riescono a venir fuori. Sarebbe meglio metterli in fila indiana, ma non è in mio potere deciderlo. L'amore, il futuro, la soddisfazione personale, la volontà di creare, l'esigenza di autonomia, la voglia di conoscere il mondo, la spinta verso cose nuove, la ricerca degli entusiasmi sono tutte cose che non hanno la minima intenzione di farsi da parte.

La prossima settimana succederanno cose.

Tra le cose che succederanno, una è certa. La proiezione del nostro corto al NapoliFilmFestival. Io spero di esserci, il che vorrà dire che di qui a sette giorni calcherò il suolo napoletano. E probabilmente sarà strano e difficile. Ma sono pronto. Non devo assolutamente smettere di sentire tutto in movimento. E magari anche l'anima ne uscirà ritemprata.

Commenti

Post popolari in questo blog

life editing - annoiati di scegliere

musica ovunque. tutti suonano, tutti incidono, il livello qualitativo non è male, ma cosa scegliere? edicole sommerse di riviste, internet stracarico di web-magazines, tutti scrivono, magari il livello qualitativo non è sempre altissimo, cosa leggere? in ogni parte del mondo, chiunque ha la stessa maglietta, gli stessi jeans, vorrei identificarmi in qualcosa di nuovo, ma come sentirsi parte di qualcosa di nicchia, nel mio vestire? e se qualcuno scegliesse per voi? sfogliando su un aereo le pagine di un magazine della Easyjet ho letto un articolo che mi ha incuriosito davvero molto. le due domande spontanee che mi sono saltate in mente, naturali, sono state: "siamo arrivati a tal punto?" e "che sia giusto così? magari è qui che è diretto il nostro tempo". ovvero: io pago una tariffa piccola (mensile in genere) per entrare a far parte di un club, poi il club decide per me, in base ai miei gusti, alle mie tendenze, alle mie preferenze, cosa spedirmi a casa, comodament...

1. Saviano - Affamato di fama o baldo eroe? [R.S.]

"Roby mi interessa il tuo giudizio in merito perchè stimo molto le tue opinioni. Quindi tu lo vedi nell'ottica del coraggioso e non del cercatore di fama letteraria? Nel senso. Non pensi che gli eroi siano quelli che lavorano nell'ombra senza cercare applausi ma hanno come motivo di vita gli ideali nei quali combattono e non la vendita di milioni di copie? Che ne pensi?" grazie, Simo, ma a prescindere dalla stima, il confronto è sempre benvenuto, a priori. io la vedo nell'ottica di entrambi i punti di vista. chi non vorrebbe la fama (intendo tra quelli che scrivono, disegnano, fotografano, producono "arte" o simili ecc.)? eppure, ci vuole coraggio a continuare a esporsi come lui fa. certo gli procurerà ancora più fama (o forse no, a un certo punto finirà), ma non più copie. almeno non è più importante, al punto in cui è arrivato. allora, cosa c'è di eroico, secondo me? c'è di eroico il non arrendersi nel difendere il suo punto di vista nonostante...

3. Risposta al dibattito "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?" [A. L.]

Ho letto con attenzione il dibattito che si è aperto sulla figura di Saviano. Devo confessare che ciò che mi ha più sorpreso è proprio l’incipit: "Saviano: affamato di fama o baldo eroe?". Come se fossero necessariamente due aspetti antitetici e inavvicinabili. Credo che la fama possa (e debba, spesso e volentieri) essere diretta emanazione dell’atto eroico, e che l’essere un eroe comporti in maniera quasi imprescindibile il diventare un personaggio. Nell’accezione di simbolo mediatico, ente catalizzatore di un’infinita serie di esigenze, speranze e rabbie sociali. E c’è da dire che se in passato in Italia si diventava eroi finendo vittime di una strage, adesso è stata un’opera letteraria, uno sforzo intellettuale a generare l’eroe: in sé questa è una piccola rivoluzione. Non credo poi che guadagnare denaro grazie ad un tale successo sia un’onta: se un’opera vale ed è socialmente d’impatto è giusto e ragionevole poter anche lucrare su di essa. Pensiamo alle fortune economiche...